Nel precedente articolo vi ho raccontato come siamo riusciti a far pedalare nostro figlio utilizzando i supporti presi da un vecchio vogatore. Quella soluzione ha funzionato benissimo per darci la spinta iniziale, ma con il passare del tempo e con l'aumentare dell'autonomia (e della crescita!), abbiamo sentito l'esigenza di evolvere il sistema.
Il supporto del vogatore, per quanto efficace, era ingombrante e pesante. Volevamo qualcosa di più leggero, esteticamente meno visibile, ma che garantisse la stessa sicurezza nel mantenere il piede in posizione.
La buona notizia? La soluzione era già li ad aspettarci in garage: un grande classico del ciclismo di una volta, i puntapiedi. Ecco com'è andata la nostra "Fase 2"!
• Il peso sulle pedivelle: Il supporto massiccio del vogatore aggiungeva peso al punto di rotazione, rendendo l'inizio della pedalata leggermente più duro.
• L'estetica e la discrezione: Più nostro figlio prendeva sicurezza, più desiderava una bici che sembrasse del tutto "normale" agli occhi degli altri bambini.
• La scelta della gabbia giusta
Abbiamo optato per puntapiedi in plastica flessibile ma resistente. La gabbia accoglie la parte anteriore della scarpa impedendo al piede di scivolare in avanti durante la spinta.
• La gestione della talloniera
A differenza del vogatore, il puntapiedi classico è aperto sul retro. Per evitare che il piede scivolasse all'indietro durante la fase di risalita, abbiamo usato un pedale con più grip e una larghezza da adulto.
Riuscire a passare da un supporto rigido come quello da palestra a un accessorio ciclistico classico come il puntapiedi è stato un enorme passo avanti, non solo tecnico ma soprattutto psicologico.
Se state affrontando questo percorso, non abbiate paura di modificare, alleggerire o cambiare rotta. Il garage resta il nostro laboratorio preferito, e la strada la loro migliore conquista!
Il supporto del vogatore, per quanto efficace, era ingombrante e pesante. Volevamo qualcosa di più leggero, esteticamente meno visibile, ma che garantisse la stessa sicurezza nel mantenere il piede in posizione.
La buona notizia? La soluzione era già li ad aspettarci in garage: un grande classico del ciclismo di una volta, i puntapiedi. Ecco com'è andata la nostra "Fase 2"!
Perché cambiare? Le nuove esigenze
Dopo i primi mesi di entusiasmo, sono emersi due aspetti cruciali:• Il peso sulle pedivelle: Il supporto massiccio del vogatore aggiungeva peso al punto di rotazione, rendendo l'inizio della pedalata leggermente più duro.
• L'estetica e la discrezione: Più nostro figlio prendeva sicurezza, più desiderava una bici che sembrasse del tutto "normale" agli occhi degli altri bambini.
La soluzione "Vintage": i vecchi puntapiedi da bici
L'idea ci è venuta ritrovando in garage dei vecchi pedali da corsa anni '80/'90, quelli dotati di gabbietta metallica o in plastica e cinghietta: i classici puntapiedi. Abbiamo deciso di riadattare questo sistema "retrò" sulla bicicletta attuale.• La scelta della gabbia giusta
Abbiamo optato per puntapiedi in plastica flessibile ma resistente. La gabbia accoglie la parte anteriore della scarpa impedendo al piede di scivolare in avanti durante la spinta.
• La gestione della talloniera
A differenza del vogatore, il puntapiedi classico è aperto sul retro. Per evitare che il piede scivolasse all'indietro durante la fase di risalita, abbiamo usato un pedale con più grip e una larghezza da adulto.
Risultato
Il passaggio ai puntapiedi è stato un successo incredibile: la bici è diventata molto più leggera e fluida da avviare, l'estetica è pulita (da lontano sembra una bici sportiva qualsiasi) e la gabbia sulla punta garantisce che il piede non scappi mai dalla sua sede.Conclusioni: il fai da te è un cantiere aperto
Non esiste una soluzione definitiva che vada bene per sempre. Crescono i bambini, cambiano le loro capacità e con esse devono evolvere anche gli strumenti che costruiamo per loro.Riuscire a passare da un supporto rigido come quello da palestra a un accessorio ciclistico classico come il puntapiedi è stato un enorme passo avanti, non solo tecnico ma soprattutto psicologico.
Se state affrontando questo percorso, non abbiate paura di modificare, alleggerire o cambiare rotta. Il garage resta il nostro laboratorio preferito, e la strada la loro migliore conquista!